A renderlo noto l’assemblea che stabilisce i vincitori del prestigioso riconoscimento, consegnato a partire dal 1901 dall’Istituto Karolinska, un’università medica svedese.

Secondo il comitato di assegnazione del premio, il lavoro del medico britannico Michael Houghton e dei ricercatori statunitensi Harvey Alter e Charles Rice, questi i nomi dei vincitori, “ha permesso di salvare milioni di vite”.

La scoperta risale alla fine degli anni ’80.

All’epoca numerosi scienziati iniziarono a intuire che gli esami per il riconoscimento dell’Epatite di tipo B identificavano solo una piccola parte delle infezioni derivate dalle trasfusioni di sangue, e non servivano a capire l’origine dell’infezione nella sua manifestazione cronica. 

Aver isolato il virus responsabile dell’ costituisce un “traguardo raggiunto nella battaglia, sempre in corso, contro le patologie virali“, oltre ad aver portato alla creazione di specifici test e trattamenti che “danno speranza che la malattia possa essere completamente eradicata nel mondo”.

“Complimenti a Michael Houghton, Harvey J. Alter e Charles M. Rice.” Sono i tre virologi a cui e’ stato assegnato oggi il premio Nobel per la Medicina. I loro studi hanno portato a importanti scoperte sul funzionamento del virus dell’Epatite C.

“In questo momento drammatico e’ un segnale importante per tutta la comunita’ scientifica”. Cosi’ in un post su Facebook il ministro della Salute, Roberto Speranza.

Negli anni ’40 divenne chiaro che esistono due tipi principali di epatite infettiva.

La prima, chiamata epatite A, viene trasmessa da acqua o cibo inquinati e generalmente ha un impatto limitato a lungo termine sul paziente.

Il secondo tipo si trasmette attraverso il sangue e i fluidi corporei e rappresenta una minaccia molto più seria poiché può portare a una condizione cronica, con lo sviluppo di cirrosi e cancro al fegato.

Questa forma di epatite è insidiosa, poiché individui altrimenti sani possono essere infettati silenziosamente per molti anni prima che insorgano gravi complicazioni.

L’epatite trasmessa dal sangue è associata a morbilità e mortalità significative e causa più di un milione di decessi all’anno in tutto il mondo, rendendola così un problema di salute globale su una scala paragonabile all’infezione da e alla tubercolosi.

La chiave per un intervento efficace contro le malattie infettive è identificare l’agente eziologico.

Baruch Blumberg

Negli anni ’60, Baruch Blumberg stabilì che una forma di epatite trasmessa dal sangue era causata da un virus che divenne noto come virus dell’epatite B, e la scoperta portò allo sviluppo di test diagnostici e di un vaccino efficace.

Blumberg ha ricevuto il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina nel 1976 per questa scoperta.

Harvey J. Alter

A quel tempo, Harvey J. Alter presso il National Institutes of Health degli Stati Uniti stava studiando l’insorgenza di epatite in pazienti che avevano ricevuto trasfusioni di sangue.

Sebbene gli esami del sangue per il virus dell’epatite B appena scoperto abbiano ridotto il numero di casi di epatite correlata alla trasfusione, Alter e colleghi hanno dimostrato in modo preoccupante che rimaneva un gran numero di casi. In questo periodo furono sviluppati anche test per l’infezione da virus dell’epatite A e divenne chiaro che l’epatite A non era la causa di questi casi inspiegabili.

Era una grande fonte di preoccupazione che un numero significativo di coloro che ricevevano trasfusioni di sangue sviluppasse un’epatite cronica a causa di un agente infettivo sconosciuto.

Alter ei suoi colleghi hanno dimostrato che il sangue di questi pazienti con epatite potrebbe trasmettere la malattia agli scimpanzé, l’unico ospite suscettibile oltre agli umani.

Studi successivi hanno anche dimostrato che l’agente infettivo sconosciuto aveva le caratteristiche di un virus.

Le metodiche indagini di Alter avevano così definito una nuova, distinta forma di epatite virale cronica.

La misteriosa malattia divenne nota come epatite “non-A, non-B”.

L’identificazione del nuovo virus era ora una priorità assoluta. Sono state utilizzate tutte le tecniche tradizionali per la caccia al virus ma, nonostante ciò, il virus è sfuggito all’isolamento per oltre un decennio.

Michael Houghton

Michael Houghton, che lavora per l’azienda farmaceutica Chiron, ha intrapreso l’arduo lavoro necessario per isolare la sequenza genetica del virus.

Houghton e i suoi colleghi hanno creato una raccolta di frammenti di DNA da acidi nucleici trovati nel sangue di uno scimpanzé infetto.

La maggior parte di questi frammenti proveniva dal genoma dello scimpanzé stesso, ma i ricercatori hanno previsto che alcuni sarebbero derivati dal virus sconosciuto.

Partendo dal presupposto che gli anticorpi contro il virus fossero presenti nel sangue prelevato dai pazienti con epatite, i ricercatori hanno utilizzato i sieri dei pazienti per identificare i frammenti di DNA virale clonati che codificano per le proteine virali.

A seguito di una ricerca completa, è stato trovato un clone positivo.

Ulteriori lavori hanno dimostrato che questo clone era derivato da un nuovo virus RNA appartenente alla famiglia dei Flavivirus ed era chiamato virus dell’epatite C.

La presenza di anticorpi nei pazienti con epatite cronica ha chiaramente implicato questo virus come agente mancante.

La scoperta del virus dell’epatite C è stata decisiva; ma mancava un tassello essenziale del puzzle: il virus da solo poteva causare l’epatite?

Charles M. Rice

Per rispondere a questa domanda gli scienziati hanno dovuto indagare se il virus clonato fosse in grado di replicarsi e causare malattie.

Charles M. Rice, ricercatore presso la Washington University di St. Louis, insieme ad altri gruppi che lavorano con virus a RNA, ha notato una regione precedentemente sconosciuta alla fine del genoma del virus dell’epatite C che sospettavano potesse essere importante per la replicazione del virus.

La Rice ha anche osservato variazioni genetiche in campioni di virus isolati e ha ipotizzato che alcuni di essi potrebbero ostacolare la replicazione del virus.

Attraverso l’ingegneria genetica, la Rice ha generato una variante di RNA del virus dell’epatite C che includeva la regione del genoma virale appena definita ed era priva delle variazioni genetiche inattivanti.

Quando questo RNA è stato iniettato nel fegato degli scimpanzé, il virus è stato rilevato nel sangue e sono stati osservati cambiamenti patologici simili a quelli osservati negli esseri umani con la malattia cronica.

Questa è stata la prova finale che il solo virus dell’epatite C potrebbe causare i casi inspiegabili di epatite mediata da trasfusioni.